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Google all’attacco del crapware

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Avevo affrontato il tema crapware ed il rischio di ritrovarsi con il computer imbottito di programmi di pubblicità selvaggia qualche settimana or sono, analizzando i siti che distribuiscono software free.

Ora Google sembra volere sferrare un serio attacco a questi programmi indesiderati. In una nota del suo Online Security Blog delinea il punto della situazione, visto da una posizione sicuramente unica e privilegiata grazie al ruolo e le dimensioni della casa di Mountain View.

Stando a questi dati, pare che le proteste che gli utenti di Chrome abbiano sollevato a causa di questi invasivi e fastidiosissimi avvisi commerciali abbiano superato dall’inizio dell’anno le 100.000 unità. Valore che le rende in assoluto il gruppo più numeroso, ben più ampio di tutte le altra cause di lamentela del parco utenti del diffusissimo browser.

D’altro canto, l’immagine che simboleggia il post è molto chiara:

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E’ possibile fruire di un sito, quello dell’esempio è del New York Timesannegato da finestre di messaggi assolutamente inutili?

E’ bene sottolineare che Google ha sempre avuto un’attenzione particolare nei confronti della sicurezza degli utenti di internet. Il suo spider, il software che gira indefessamente il web per provvedere all’indicizzazione delle pagine, effettua anche una analisi della sicurezza dei siti visitati.  Questo consente la segnalazione dei siti non sicuri, come sintetizzato dall’iniziativa Safe Browsing.

In effetti il quadro che ritraggono è decisamente desolante. Ad-injector sono stati rilevati in tutti i sistemi operativi e con tutti i browser presi in considerazione. Più del 5% degli utenti che visitano i siti di Google hanno almeno un ad-injector installato, il 2.5% ne ha almeno due e più dell’1% ne ha addirittura più di tre. Considerata la vastità degli utenti di Google, sono numeri impressionanti.

Non c’è quindi da soprendersi del fatto che il loro impegno nel combattere la pubblicità selvaggia sia destinato ad aumentare nell’immediato, partendo da una ricerca – svolta in collaborazione con l’Università della California, Berkeley – sull’ecosistema in cui questi programmi indesiderati si collocano, e da una stretta alle estensioni per il Chrome che inseriscono in maniera subdola comunicazioni commerciali indesiderate.

Proprio in base a queste considerazioni sono state disabilitate ben 192 estensioni di Chrome, che hanno creato nel mondo problemi a ben 14 milioni di utenti del ben noto browser di casa Google.

La pubblicità è una delle fonti principale di sostentamento dell’economia di internet: c’è un vecchio (tecnologicamente parlando) detto che recita che se un prodotto è gratis, significa che il prodotto sei tu. Detto in termini meno radicali, la presenza di pubblicità sulle pagine visitate è un piccolo pegno da pagare per potere usufruire di servizi che, altrimenti, sarebbero da pagare in moneta sonante. Ma è chiaro a tutti che il troppo storpia: è quindi interesse di tutti coloro che lavorano seriamente nell’ambiente evitare tutte le forme selvagge ed invasive: quello che sostanzialmente è un vero e proprio arrembaggio agli utenti.

Il suggerimento pratico rimane sempre lo stesso: non installate estensioni che non abbiano una utilità diretta e qualora doveste accorgervi di comportamenti anomali o presenza invasiva di pubblicità avviate subito la scansione del PC con un buon software anti-spyware: il normale antivirus solitamente non basta.

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L'autore

Consulente Informatico, blogger, problem solver, radioamatore. Ho iniziato la mia attività nel 1977 sviluppando sistemi di calcolo nell'area energie alternative e rinnovabili e da allora mi sono sempre interressato delle frontiere della tecnologia. Nel 1984 sono stato fra i pionieri delle BBS, i primi servizi telematici pubblici, e l'anno successivo ho portato in Italia Fidonet, la prima rete pubblica mondiale, che ho coordinato sino al 1994. Sono attivamente su Internet agli inizi degli anni 90, Nel 1998 sono stato fra i primi a credere nella convergenza digitale, arricchendo internet con materiale multimediale, come audio e video, anni prima del Web 2.0. Continuo da sempre ad occuparmi di informatica e di tecnologia con un occhio attento al futuro che ci attende. Continuo a lavorare come consulente informatico, con una specifica competenza in sicurezza, reti di comunicazione, sistemi operativi e tecnologie di virtualizzazione.

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