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BYOD e la scuola di domani – 2: il modello

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Come abbiamo visto nella prima parte, l’introduzione delle LIM nell’attività didattica non solo non è quel disastro di cui talvolta si legge in giro, ma sarebbe potuto essere in investimento più efficace e produttivo se fosse stato preparato e strutturato con maggiore attenzione al problema del software e dei contenuti.

Ciò nonostane appare chiaro che se il punto di arrivo di questi sforzi è quello di aprire il mondo della scuola all’ingresso delle tecnologie digitali per utilizzarle nell’ambito della didattica, il modello LIM può essere considerato solo un punto di passaggio. Le sfide che attendono la nostra società negli anni a venire impongono alla scuola di fornire ai propri alunni tutte le capacità e le competenze necessarie a muoversi in una realtà in evoluzione sempre più frenetica. E’ evidente che il punto di arrivo sia non solo quello di mettere gli alunni in grado di interagire personalmente con la tecnologia, ma di farlo pervasivamente nella costanza dell’attività quotidiana. Questo sia perchè è quello che saranno chiamati a fare una volta terminato il ciclo scolastico, ma soprattutto perchè questa metodologia consente di dare maggiore incisività all’azione didattica. Il modello di riferimento in questo caso è l’1:1 (one-2-one), una organizzazione che prevede che ogni alunno della classe abbia a disposizione un dispositivo elettronico (tablet, laptop, computer), di proprietà dell’istituzione scolatica, da usare continuamente, sia in classe che a casa, per potere interagire con le risorse didattiche che la scuola mette lui a disposizione.

Affermare che l’1:1 migliori le prestazioni scolastiche non è una illazione: vari studi scientifici, effettuati in quei paesi che hanno intrapreso questa strada già da un po’ di anni, dimostrano come questo modello sia effettivamente una marcia in più per la didattica. E’ innegabile che un sistema correttamente progettato ed implementato offra dei vantaggi oggettivi, come quelli di questo elenco tutt’altro che esaustivo:

  • Con questo modello, gli alunni sono in grado di accedere ai materiali didattici sia da scuola che da casa, senza vincoli di orario, e di gestirli autonomamente secondo le modalità che sono più corrispondenti al proprio stile di apprendimento. Che tradotto in parole povere significa maggiore produttività.
  • Rende possibile la distribuzione del materiale didattico in solo formato elettronico, eliminando i problemi connessi al materiale cartaceo – come costi, obsolescenza e pesi.
  • Rende possibile la creazione di un portfolio del materiale prodotto dall’alunno, che può essere utilizzato per monitorare e valutare l’apprendimento sia da parte dei docenti che da parte dei genitori.
  • Offre una maggiore semplicità ed immediatezza nel rapporto docente ed insegnante, dato che alcune delle interazioni che oggi richiedono tempi lunghi – come ad esempio la correzione dei compiti – possono essere eseguite direttamente on-line, con la possibilità di avere feedback immediati.
  • Consente una maggiore attenzione e facilitazione nei confronti degli alunni diversamente abili, mediante l’uso di software appositamente progettato.
  • L’utilizzazione di dispositivi personali elimina alla base il problema di degrado delle caratteristiche operative dei PC usati a scuola come risorse condivise – che ogni docente ben conosce.
  • Potendo scegliere una piattaforma unica per l’hardware è possibile creare semplicemente quella libreria di contenuti di cui parlavo per il caso LIM e che, in questa incarnazione, è fondamentale per la corretta implementazione del modello.

Ovviamente ci sono anche aspetti accessori su cui bisognebbe soffermare l’attenzione:

  • L’implementazione in classe di un modello 1:1 rivoluziona i ruoli tradizionali, in cui è il docente ad essere al centro dell’attenzione, con uno spostamento della centralità verso i dispositivi personali –  cosa che può rendere necessario un riadattamento delle tecniche didattiche.
  • Una corretta implementazione del modello richiede la predisposizione e il mantenimento di una serie di infrastrutture, non solo materiali (di cui parlerò più diffusamente nella prossima puntata).
  • L’uso massiccio di dispositivi elettronici impone l’uso di precauzioni tecnologiche per regolarne il funzionamento al fine di evitare abusi e distrazione e per dare al docente il controllo di ciò che la sua classe può e deve fare. Allo stesso tempo rende indispensabile la definizione di una serie di regolamenti che stabiliscano in modo chiaro ed univoco le procedure da adottare per evitare l’insorgere di problemi.
  • Suggerisce di prendere in considerazione anche delle iniziative di alfabetizzazione e di supporto nei confronti di quei genitori che, non avendo sufficienti competenze digitali, potrebbero vivere questo gap sentendosi tagliati fuori nel rapporto con i propri figli in una fase così delicata della loro crescita.

La debolezza principale del modello 1:1 è però negli alti costi. E’ evidente che la sua adozione nelle scuole di tutt’Italia avrebbe un impatto economico estremamente rilevante. Visto lo stato delle casse pubbliche e la situazione di crisi, credo sia impensabile pensare di poter disporre in tempi ragionevoli delle risorse economiche necessarie a sostenere i costi di acquisto e di manutenzione di una massa così rilevante di periferiche.

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Ma c’è una alternativa praticabile, una sorta di piano B. Anzichè acquistare un terminale per ogni alunno italiano, è possibile chiedere a tutti coloro che sono in possesso di un dispositivo con caratteristiche adeguate di portarlo quotidianamente in classe per usarlo nel proprio percorso didattico. Una radicale e decisa inversione di tendenza rispetto alle norme che oggi vietano l’uso di smartphone et similia all’interno delle mura scolastiche, ma a ragione.

E’ questo il modello BYOD bring your own device, ovvero porta il tuo dispositivo – citato nel documento la buona scuola.

Questa organizzazione consente, a costi molto più abbordabili, di mantenere la quasi totalità degli aspetti positivi del modello 1:1; non è però privo di controindicazioni, su cui è necessario soffermare l’attenzione. Giusto per citare alcune delle principali obiezioni:

  • Mentre nel modello 1:1 i dispositivi utilizzati possono essere del tutto omogenei e compatibili, l’ambiente BYOD è – all’opposto – assolutamente eterogeneo: come già visto per le LIM, questo può creare difficoltà a produrre materiali didattici in grado di essere fruiti su un’ampia e disomogenea gamma di tipologie di  dispositivo.
  • L’uso dei dispositivi personali rende più complessa e problematica la gestione della sicurezza delle infrastrutture scolastiche, come vedremo più avanti.
  • I genitori possono avere difficoltà ad affidare i dispositivi ai propri figli per l’uso a scuola, essendo prodotti relativamente fragili e con un valore intrinseco comunque non trascurabile.
  • Diventando parte del sistema d’istruzione, è necessario prevedere un meccanismo che consenta di fornire dispositivi anche a chi non può permettersene l’acquisto.

Qualunque sia il modello scelto, se il più perfomante e costosto 1:1 o il più problematico, ma economico, BYOD, per implementare la scuola di domani sarà necessario disporre di infrastrutture capaci di gestire l’accesso concorrente di centinaia – in qualche caso migliaia – di dispositivi, coordinarne le attività secondo le necessità di ogni entità didattica, garantire la sicurezza sia tecnica che dei contenuti. Sfida tutt’altro che banale.

Vedremo il perchè nella prossima puntata.

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L'autore

Consulente Informatico, blogger, problem solver, radioamatore. Ho iniziato la mia attività nel 1977 sviluppando sistemi di calcolo nell'area energie alternative e rinnovabili e da allora mi sono sempre interressato delle frontiere della tecnologia. Nel 1984 sono stato fra i pionieri delle BBS, i primi servizi telematici pubblici, e l'anno successivo ho portato in Italia Fidonet, la prima rete pubblica mondiale, che ho coordinato sino al 1994. Sono attivamente su Internet agli inizi degli anni 90, Nel 1998 sono stato fra i primi a credere nella convergenza digitale, arricchendo internet con materiale multimediale, come audio e video, anni prima del Web 2.0. Continuo da sempre ad occuparmi di informatica e di tecnologia con un occhio attento al futuro che ci attende. Continuo a lavorare come consulente informatico, con una specifica competenza in sicurezza, reti di comunicazione, sistemi operativi e tecnologie di virtualizzazione.

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